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Villa Olmo
La villa, di stile neoclassico, fu commissionata dal marchese Innocenzo Odescalchi ed edificata su una proprietà del XVII secolo denominata ‘dell’olmo’ per la presenza di un albero secolare, oggi non più esistente. I lavori iniziarono nel 1782 sotto le direttive dell’architetto Innocenzo Ragazzoni ma, successivamente, gli Odescalchi si rivolsero al più celebre Simone Cantoni, che riuscì ad ultimare l’edificio nel 1789, mentre i corpi laterali (più tardi abbattuti), furono aggiunti nel 1796. L’anno successivo, la villa fu inaugurata da Napoleone che vi giunse con la moglie Giuseppina e la sorella Elisa, mentre nel 1809 vi soggiornò anche Ugo Foscolo. Alla morte di Innocenzo Odescalchi nel 1824, la villa passò alla famiglia Raimondi, poi ai loro eredi i Visconti di Modrone. Nel 1925 la villa fu acquistata dal Comune di Como che la inaugurò nel 1927 con la grande Esposizione Voltiana. Da allora è il centro delle attività culturali comasche, dove sono organizzati concerti, spettacoli teatrali, congressi, dibattiti e mostre. Dal 1982 è inoltre la sede del Centro di Cultura scientifica Alessandro Volta.

 

Chiostro S. Abbondio
Il complesso storico di S. Abbondio è uno dei migliori esempi dell’architettura romanico-lombarda della zona. L'intero complesso è composto dalla basilica, dai fabbricati in fregio all'antica via Regina con l'antica ex-chiesa dedicata ai Ss. Cosma e Damiano e dal Chiostro. Risultato della sovrapposizione di successivi interventi, attuati fin dal V secolo d.C., è una delle testimonianze artistiche più ricche di storia e di memoria per la città. Dopo otto anni di lavori di restauro, la riapertura del Chiostro è stata inaugurata nell’aprile 2007 con un concerto dell’Orchestra 1813. Ospita attualmente sede della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria.

 

Villa Grumello
La Villa del Grumello, in origine denominata ‘Castellazzo’, si affaccia con il suo parco sul primo bacino del lago di Como, sulla via per Cernobbio. Incorniciata da piante secolari, incanta per le sue delicate atmosfere e per l'armonia dell'insieme. Risalente al XV secolo, fu prima di proprietà della famiglia Odescalchi, poi dei Giovio (1775) ed infine della famiglia Celesta (1846). Nel 1791 le facciate furono restaurate da Simone Cantoni. Nelle sue stanze affrescate sono stati ospitati illustri personaggi, tra cui Giordani, Monti, Volta e Foscolo (la cui presenza è ricordata, nel giardino, da un suo busto). Nel 1954 la proprietà è passata all'Ospedale S. Anna di Como, per volere della contessa Giulia Celesia Cays. La Villa del Grumello, ristrutturata dall'Associazione omonima - costituita dall'Azienda Ospedaliera S. Anna, dalla Camera di Commercio di Como e dall'Associazione Univercomo - è ritornata all'antico splendore e si presta oggi quale prestigiosa sede per convegni, corsi e meeting aziendali, oltre che per servizi fotografici e pubblicitari, per sfilate di moda ed eventi d'arte.

 

Teatro Sociale di Como
Il Teatro Sociale è nato nell'anno in cui sono nati Giuseppe Verdi e Richard Wagner (1813). Nel 1811 cominciarono i lavori di costruzione del teatro ed il progetto fu affidato all'architetto Giuseppe Cusi che collaborò con l'architetto Canonica alla costruzione del Teatro Carcano. La sera del 28 agosto 1813 si alzò per la prima volta il sipario del Teatro Sociale di Como: in scena Adriano in Siria di Antonio Fonseca Portugal e I Pretendenti delusi di Giuseppe Mosca. Negli anni successivi furono numerosi gli interventi di restauro e di ammodernamento (elettricità, gas), nonché di ampliamento con l'aggiunta di 38 palchi e la costruzione del quinto ordine. L'attuale dipinto della volta del soffitto, che rappresenta le muse che scendono dall'Olimpo ad incoronare gli artisti, è opera di Eleuterio Pagliano su progetto di Gaetano Spelluzzi, eseguito durante i restauri del 1855. La sala ha attualmente la forma di cassa di violoncello e le murate hanno una struttura in legno con 5 ordini di posti di cui: 3 ordini per i 72 palchi di proprietà privata, oltre al palco reale, e 2 ordini per le gallerie (IV e V ordine). Con un accordo di programma sottoscritto nel 2005 da Società dei Palchettisti, As.Li.Co., Regione Lombardia, Comune e Provincia di Como, il Teatro è stato nuovamente sottoposto a accurati lavori di restauro, che hanno interessato gli stucchi, la volta, il palcoscenico e, di recente, la sostituzione completa delle poltrone della platea.

 

Casa del Fascio 
La Casa del Fascio di Como è forse il progetto più impegnato e sofferto di Giuseppe Terragni. Il livello altissimo di coscienza progettuale lo portò ad una continua evoluzione. Del progetto del 1932, conclusosi nel 1936, Terragni rivoluzionò l'impianto mirando a un edificio in cui si compisse la purezza classica delle sue proporzioni. Carattere dominante dell'edificio è la trasparenza che, senza soluzione di continuità, lascia dialogare esterni e interni: un organismo compatto su quattro piani, dalla pianta quadrata, con una grande salone centrale a doppia altezza, illuminato dall'alto mediante una copertura piana in mattonelle di vetrocemento. La piazza antistante è lo spazio esterno che compenetra l'edificio, diventando il naturale prolungamento della corte centrale tramite la scalinata di accesso all'atrio, almeno idealmente senza soluzione di continuità. Le ampie superfici vetrate, in questo senso, favoriscono la continua percezione dello spazio, senza limitazione tra interno ed esterno. Il lotto fu messo a disposizione dal Comune di Como nel 1933. Venivano dunque a concretizzarsi le condizioni per la costruzione di un edificio che doveva instaurare un dialogo con il tessuto urbano circostante. Fronti libere in un'area caratterizzata dall'imponente fondale della montagna, lussureggiante di vegetazione e trapuntata di edifici sino alla sommità di Brunate, e la vasta piazza su cui si eleva isolata l'architettura del Duomo e il Teatro Sociale neoclassico; uno spazio nuovo, piazza dell'Impero, che doveva diventare il cuore politico della città.

 

Giardino La Gallietta
La residenza viene edificata a Sant'Agostino, per volontà di Marco Gallio, tra il 1626-1629. Completamente separata dal lago, è nata come un giardino di svago murato della Gallia. Malgrado gli edifici fossero decorati con affreschi di Giovan Battista Recchi, originariamente avevano una volumetria modesta. L'edificio a due piani era composto da un ingresso e da un padiglione porticato. Nel corso degli anni l'edificio è stato ampliato a più riprese: nel 1790 Flaminio Della Torre di Rezzonico fece aggiungere due ali laterali, nel 1858 i Braghenti ampliarono e sopraelevarono l'edificio, pur conservando le parti centrali, dando alla struttura un carattere più cittadino.

Piazza Verdi
Nel dicembre 2009 è stata inaugurata la nuova piazza Verdi. Sono stati eliminati i parcheggi e l’aiuola centrale con il cedro, per attuare la pedonalizzazione e la riqualificazione dell'area di 3000 mq compresa tra l'abside del Duomo e il Teatro Sociale. Piazza Verdi è circondata da un quadrilatero di gioielli architettonici che mette in comunicazione elementi architettonici e momenti storici diversi, in un vero unicum. A nord, la Torre Pantera, residuo della torre del palazzo del XV secolo che apparteneva alla famiglia Pantera, alleata dei Rusconi. A sud, il Teatro Sociale, inaugurato nel 1813 ed eretto sulle rovine dello storico Castello della Rotonda. A est, la piazza che si apre alle arditezze geometriche e al rigore formale del razionalismo comasco con il suo monumento simbolo, la ex-Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, la ‘casa di vetro’ oggi sede della guardia di finanza. A chiudere idealmente il cerchio, a ovest, la massa imponente del Duomo. È l’ultima cattedrale gotica costruita in Italia, nel 1396, dieci anni dopo la fondazione del Duomo di Milano. I lavori per la costruzione terminarono nel 1770, con l'elevazione della cupola, mirabile opera di Filippo Juvarra.

 

Cortile Museo Civico
La prima esposizione di oggetti, strumenti scientifici e antichità venne allestita in due locali del Liceo classico cittadino, in seguito ad una circolare del 1837 con cui l'arciduca invitava ad attivare ‘gabinetti tecnologici’ dove raccogliere ‘qualunque prodotto naturale, di antichità o di un'industria’. Le raccolte si ampliarono presto grazie alle numerose donazioni e l'edificio divenne insufficiente a contenerle. Il Comune istituì allora nel 1871 una Commissione per la formazione e conservazione del Civico Museo che portò nel 1897 all'inaugurazione della sede attuale, nel palazzo che era stato la residenza cittadina dei Conti Giovio, affittato nel 1894. L'edificio, risalente al tardo Medioevo, subì alcune modifiche nel XVI secolo per opera di Benedetto Giovio, ma assunse l'aspetto attuale, che risponde ai canoni del Barocchetto lombardo, con Giovan Battista nel XVIII secolo. Anche gli affreschi del piano nobile rispecchiano i gusti del settecento: la Sala Perrone è interamente decorata da scene mitologiche opera di Giovan Battista Rodriguez, la Sala Barelli da finte architetture realizzate da Giuseppe Coduri Vignoli. Affittato, come si è detto, alla fine dell'Ottocento come sede del Museo Civico, venne poi acquistato dal Comune di Como nel 1913. Le raccolte, all'inizio del '900, erano costituite da materiali molto eterogenei, ai quali si diede una migliore sistemazione nel corso degli anni con l'acquisizione di nuovi spazi, a partire dall'istituzione nel 1932 del Museo Storico Garibaldi nell'attiguo Palazzo Olginati, fino all'apertura della Pinacoteca Civica in Palazzo Volpi nel 1989, ed ai recentissimi lavori di restauro e allestimento. L'incremento delle collezioni archeologiche fu molto rapido fin dall'inizio del secolo, grazie all'opera di illustri studiosi e ricercatori locali; l'attività di scavo e di ricerca che il Museo svolge sul territorio porta ad un continuo aggiornamento delle collezioni e delle conoscenze.

 

Giardino del Tempio Voltiano
Il Tempio fu eretto in riva al Lago di Como nel 1927 in occasione delle celebrazioni del centenario della morte di Alessandro Volta, ma inaugurato nel luglio 1928, con lo scopo di custodire gli originali e le ricostruzioni degli strumenti scientifici dello scienziato, che l'incendio del 1899 aveva distrutto proprio durante la grande Esposizione Voltiana allestita a Como. Ideatore, promotore e finanziatore della costruzione fu l'imprenditore Francesco Somaini che ne pretese un aspetto monumentale per dare nuovo lustro alla città. Come progettista fu prescelto l'architetto Federico Frigerio (1873-1959), che realizzò l'opera in stile neoclassico richiamandosi esplicitamente al Pantheon: la forma di un tempio neoclassico a pianta quadrilatera, preceduto da un ampio pronao corinzio con le statue della Fede e della Scienza e all'interno una vasta sala circolare sormontata da un alta cupola.

 

Diga foranea
La diga foranea è un'opera di sbarramento che serve a proteggere le coste dal moto ondoso delle acque. Viene chiamata così perché la costruzione è collocata fuori dal porto, pur essendo attinente ad esso.

 

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